ASSISTENZA UMANITARIA E COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

LA GALASSIA UMANITARIA

Oggi esiste una grande confusione rispetto a questo mondo. Si pensa che si limiti a una sorta di circo composto da donne e uomini più o meno idealisti e/o spericolati che vanno in giro per il mondo salvando qua e là bambini moribondi o profughi mareggiati.

Quello che ancora l’opinione pubblica non percepisce invece è che stiamo parlando di una delle realtà professionali più importanti al mondo che, tra agenzie e organizzazioni, muove centinaia di migliaia di operatori altamente qualificati offrendo servizi e distribuendo beni su scala globale.

Tramite questa guida cercheremo di fare chiarezza e siccome siamo architetti, per cominciare cercheremo questa galassia di mapparla.

Genericamente identifichiamo come Settore Umanitario (SU) l’insieme di tutti quegli ambiti in cui si opera a beneficio di popolazioni svantaggiate o in pericolo.

Il Settore Umanitario a sua volta si compone di tre macrosistemi che sebbene strettamente interconnessi tra loro hanno mandati e funzioni estremamente specifici e settorializzati:

  • Assistenza Umanitaria (chiamata anche Relief o Emergenza);
  • Recupero (internazionalmente si usa il termine Recovery);
  • Cooperazione allo Sviluppo.

Il  Relief e il Recovery spesso vengono accorpati sotto una unica dicitura “Aiuti Umanitari” o semplicemente “aid”, ma si tratta di macrosistemi estremamente contraddistinti e quindi la distinzione è dovuta.

LA CULTURA DEL PROGETTO UMANITARIO

Cenni su cosa si definisce come progetto umanitario: il suo ciclo e i suoi strumenti.

La visione strategica: la capacità di saper identificare i punti critici, i punti forti, i fattori controllabili e quelli che non lo sono. La consapevolezza che ogni spinta genera sempre una contro spinta che va prevista e calcolata (es. se insegno a troppe persone a pescare, poi in quella zona finiscono i pesci).

Sulla base di questo saper definire delle strategie di intervento mirate, efficaci, sostenibili.

Cos’è il Logical Framework (LFM): ad oggi lo strumento progettuale più comunemente utilizzato nella formulazione di progetti umanitari nelle sue diverse fasi. È una matrice con obbiettivi generali, specifici, indicatori, fattori di rischio, attività, etc.

La questione fondamentale per gli architetti (e che spesso gli architetti non capiscono) è che in un progetto umanitario le costruzioni non possono mai essere considerate un obiettivo fine a se stesso, ma semplicemente uno dei diversi strumenti capaci di stimolare un processo (la questione non è fare la scuola, ma è dare l’opportunità a X studenti di ricevere una offerta educativa in uno specifico contesto fisico, sociale, culturale, politico).

Esempio: a volte la scuola è meglio farla fare alle persone locali, a volte se è troppo sontuosa rischia di essere occupata per altri usi, a volte se è troppo tecnologica non sanno come mantenerla, altre volte la scuola è meglio non farla li, ma da un’altra parte, in altri casi la cosa migliore che posso fare è invece comprare una macchina per fare i blocchi in terra cruda ed insegnargli come è meglio farla la scuola, che poi loro invece di una di scuola soltanto si fanno tutte quelle che servono nella valle… e hanno imparato un lavoro.

I SOGGETTI DELLA COOPERAZIONE ITALIANA ALLO SVILUPPO

La Repubblica riconosce e promuove il sistema della cooperazione italiana allo sviluppo, costituito da soggetti pubblici e privati, per la realizzazione dei programmi e dei progetti di cooperazione allo sviluppo, sulla base del principio di sussidiarietà.

Sono soggetti del sistema della cooperazione allo sviluppo:

  1. le amministrazioni dello Stato, le università e gli enti pubblici;
  2. le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali;
  3. le organizzazioni della società civile e gli altri soggetti senza finalità di lucro di cui all’articolo 26;
  4. i soggetti con finalità di lucro, qualora agiscano con modalità conformi ai principi della presente legge, aderiscano agli standard comunemente adottati sulla responsabilità sociale e alle clausole ambientali, nonché rispettino le norme sui diritti umani per gli investimenti internazionali.

L’Italia promuove la partecipazione alla cooperazione allo sviluppo delle organizzazioni della società civile e di altri soggetti senza finalità di lucro, sulla base del principio di sussidiarietà.

Sono soggetti della cooperazione allo sviluppo le organizzazioni della società civile e gli altri soggetti senza finalità di lucro di seguito elencati:

  1. organizzazioni non governative (ONG) specializzate nella cooperazione allo sviluppo e nell’aiuto umanitario;
  2. organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) statutariamente finalizzate alla cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale;
  3. organizzazioni di commercio equo e solidale, della finanza etica e del microcredito che nel proprio statuto prevedano come finalità prioritaria la cooperazione internazionale allo sviluppo;
  4. le organizzazioni e le associazioni delle comunità di immigrati che mantengano con le comunità dei Paesi di origine rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo o che collaborino con soggetti provvisti dei requisiti di cui al presente articolo e attivi nei Paesi coinvolti;
  5. le imprese cooperative e sociali, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori, le fondazioni, le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991 n.266, e le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000 n.383, qualora i loro statuti prevedano la cooperazione allo sviluppo tra i fini istituzionali;
  6. le organizzazioni con sede legale in Italia che godono da almeno quattro anni dello status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC).