LINEE GUIDA PER L’ACCOGLIENZA DI PROFESSIONISTI E STUDENTI UCRAINI PRESSO LE REALTÀ PROFESSIONALI ITALIANE

A cura del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

PREMESSA

Con i presenti indirizzi operativi, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, intende supportare i Consigli degli Ordini provinciali e gli iscritti nelle eventuali azioni di “accoglienza”, presso gli studi professionali, di architetti e studenti ucraini sfollati a partire dal 24 febbraio 2022 a seguito dell’invasione militare, e della conseguente emergenza umanitaria, alla luce del quadro normativo vigente.

Per “azioni di accoglienza”, ai fini dei presenti indirizzi, si intende l’impiego o la presenza, presso gli studi professionali di architettura (qualunque sia la forma giuridica assunta dagli stessi) di architetti ucraini sfollati, come professionisti, come dipendenti (senza uso del titolo professionale) o come comodatari.

Gli indirizzi operativi, in particolare, intendono fornire una ricostruzione del quadro normativo vigente e indicare alcune possibili modalità di accesso all’esercizio, in Italia, della professione di architetto o all’utilizzo di locali e risorse degli studi professionali nel territorio nazionale, evidenziando alcuni adempimenti e accortezze/tutele che andrebbero seguiti, senza tuttavia sostituirsi alle indicazioni delle competenti amministrazioni, nazionali e territoriali (es.: Dipartimento protezione civile, il Di.Coma.C., le Prefetture-UTG, le Regioni e Province Autonome, ministeri, questura, etc..) e ferme restando le specifiche indicazioni fornite dai professionisti e operatori di settore (es.: consulenti del lavoro, compagnie assicuratrici, fiscalisti, etc.).

Si rammenta, infine, che il quadro normativo, anche di carattere emergenziale e straordinario, è in continua evoluzione e che, pertanto, le azioni concretamente poste in essere dagli iscritti dovranno tenere conto di tali sviluppi.

Per una facilità di lettura, le linee sono organizzate come FAQ, con l’obiettivo di dare risposte semplici alle diverse domande che si pongono al soggetto ospitante.

LINEE GUIDA

Coloro che intendono accogliere gli ucraini in fuga dalla guerra possono rivolgersi alla Prefettura del proprio Comune o agli eventuali indirizzi indicati sui siti web della propria Regione.

Il Dipartimento della Protezione Civile ha anche realizzato una piattaforma online #OffroAiuto che consente a cittadini, aziende ed enti del Terzo Settore o del Privato Sociale di offrire beni, servizi e alloggi per sostenere la popolazione ucraina.

Per offrire un contributo è sufficiente accedere a https:/offroaiuto-emergenzaucraina.protezionecivile.gov.it  selezionare la tipologia di offerta, compilare il modulo e confermare poi la propria offerta tramite cellulare.

Le offerte di beni, servizi e ospitalità saranno inviate alle strutture di coordinamento dell’emergenza, alle organizzazioni di volontariato di protezione civile e ai soggetti del Terzo Settore o del Privato Sociale impegnati nelle attività di accoglienza e sostegno alla popolazione. I titolari di un permesso di soggiorno per protezione temporanea o coloro che sono in possesso della ricevuta della questura attestante l’avvenuta presentazione della domanda possono sottoscrivere la DID per comunicare al Centro per l’Impiego (CPI) lo status di disoccupazione e quindi iscriversi al CPI ed usufruire dei relativi servizi.

In base al DPCM del 28 marzo 2022 hanno diritto alla protezione temporanea i cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 o un loro familiare, gli apolidi, rifugiati in Ucraina o titolari di un permesso di soggiorno permanente in Ucraina prima del 24 febbraio 2022.

Coloro che rientrano nelle categorie che hanno diritto alla protezione temporanea possono presentare alla Questura del luogo di domicilio una domanda per un permesso di soggiorno per protezione temporanea. In Questura vengono prese le impronte digitali e vengono richiesti i dati personali, il passaporto o altri documenti di identità.

La questura rilascia al richiedente una ricevuta attestante la presentazione della domanda per ottenere il permesso di soggiorno per protezione temporanea.

Al momento della presentazione della domanda di permesso di soggiorno per protezione temporanea, viene anche rilasciato al richiedente da parte della questura il codice fiscale, secondo la procedura già prevista per i richiedenti protezione internazionale e che consentirà di identificare automaticamente il richiedente come destinatario di assistenza sanitaria. Con la ricevuta di presentazione della domanda di protezione temporanea è possibile già esercitare tutti i diritti connessi alla protezione temporanea, compreso l’accesso allo studio e al lavoro.
Per maggiori informazioni sull’accesso al mercato del lavoro vedi le faq del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su “Lavoro e protezione temporanea”.

Il soggetto che si candida ad essere ospitato dovrà pertanto essere munito di:

  • permesso di soggiorno per protezione temporanea o ricevuta della questura attestan-
    te la presentazione della relativa domanda;
  • codice fiscale.

L’Ufficio Immigrazione della Questura è competente per la valutazione, nonché per il rilascio del permesso di soggiorno per protezione temporanea. Chi non ha i documenti richiesti per il rilascio del permesso di soggiorno per protezione temporanea, deve contattare le autorità diplomatico-consolari ucraine, affinché confermino il possesso dei requisiti necessari (ad esempio, la nazionalità o residenza in Ucraina, il possesso di un permesso di soggiorno o il legame familiare con una determinata persona). Per maggiori informazioni si rimanda alla note dell’Ambasciata dell’Ucraina in Italia su passaporti e identificazione dei cittadini ucraini rese note con Circolare del Ministero dell’Interno – Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali https://dait.interno.gov.it/servizi-demografici/circolari/circolare-dait-n23-del-10-marzo-2022

L’emergenza umanitaria conseguente alla guerra in Ucraina, ha indotto il Governo nazionale ad adottare una serie di misure e interventi eccezionali e urgenti per fronteggiarla. Nello specifico, con riferimento all’accesso al mercato del lavoro sono stati finora adottati:

  • L’articolo 34, del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21 recante “Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”, che ha stabilito una deroga puntuale alla disciplina del riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie per medici ucraini, consentendo ai professionisti cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 l’uso delle qualifiche professionali sanitarie. Non sono, invece, attualmente presenti analoghe deroghe per l’esercizio di altre professioni, ivi compresa quella di architetto (con ciò dovendosi ritenere implicitamente confermato, per le stesse, il persistente rinvio alla disciplina “ordinaria” in materia);
  • Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 marzo 2022. Alla luce della decisione di esecuzione n. 2022/382 del Consiglio europeo, che ha preso atto dell’esistenza di un giustificato e massiccio afflusso di sfollati dall’Ucraina, il decreto ha previsto, per gli stessi, l’istituto della “protezione temporanea” ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 2001/55/CE. La protezione temporanea si riconosce alle persone sfollate dall’Ucraina a partire dal 24 febbraio (incluso), intendendosi per tali:
    • i cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022;
    • gli apolidi e cittadini di Paesi terzi, diversi dall’Ucraina, che beneficiassero di protezione internazionale o di protezione nazionale equivalente in Ucraina prima del 24 febbraio 2022;
    • i familiari delle persone di cui ai punti precedenti.

La protezione temporanea è accordata anche «agli apolidi e cittadini di paesi terzi diversi dall’Ucraina che possono dimostrare che soggiornavano in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 sulla base del permesso di soggiorno permanente valido rilasciato conformemente al diritto ucraino e che non possono ritornare in condizioni sicure e stabili nel proprio paese o regione d’origine» (art. 1, comma 3, D.P.C.M. del 28 marzo 2022).

La protezione temporanea consente di ottenere un permesso di soggiorno di durata annuale, prorogabile di 6 mesi in 6 mesi, per un ulteriore anno.

Con tale titolo è consentito:

  • l’accesso all’assistenza sanitaria erogata in Italia dal Servizio sanitario nazionale;
  • l’accesso al mercato del lavoro;
  • il diritto allo studio, ferme restando le condizioni di miglior favore previste dall’articolo 38 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (recante “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”; anche “TUI”), dell’articolo 21, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 e dell’arti- colo 14, della legge 7 aprile 2017, n. 47.

In estrema sintesi, i provvedimenti attuali del Governo consentono l’ottenimento del permesso di soggiorno, consentono l’accesso al mercato del lavoro, non prevedono il riconoscimento della qualifica professionale di architetto, pianificatore, paesaggista e conservatore.

Con il permesso di soggiorno per protezione temporanea o la ricevuta attestante la presentazione della relativa domanda è possibile svolgere attività lavorativa sia in forma subordinata che autonoma.

L’ordinanza di Protezione civile 872/2022 menziona esplicitamente la possibilità di lavorare in forma autonoma.

Anche con la sola richiesta del permesso di soggiorno per protezione temporanea, le persone provenienti dall’Ucraina possono aprire una partita IVA. Caso di collaborazione con partita IVA.

Caso di collaborazione con partita IVA

In caso di avvio di una collaborazione professionale con il soggetto ospitato con partita IVA, stipulando un contratto di prestazione d’opera: il lavoratore, dietro il pagamento di un corrispettivo, si impegna a realizzare un’opera o a prestare un servizio attraverso il suo lavoro, senza vincoli di subordinazione con il committente.

Le caratteristiche di un contratto con partita IVA sono dunque:

  • l’assenza di vincoli d’orario;
  • la libertà nella scelta delle modalità esecutive;
  • la presenza di un risultato da raggiungere e di un compenso;
  • l’assunzione del rischio economico da parte del lavoratore autonomo;
  • l’unicità della prestazione e la sua saltuarietà.

È bene poi sottolineare che redigere in forma scritta il contratto di collaborazione professionale con partita IVA non è obbligatorio, ma consigliabile.

I possibili codici ATECO per l’apertura della partita IVA sono:

  • 74.10.10 attività di design di moda e industriale;
  • 74.10.21 attività dei disegnatori grafici di pagine WEB;
  • 74.10.29 altre attività dei disegnatori grafici;
  • 74.10.30 attività dei disegnatori tecnici;
  • 74.10.90 altre attività di design.

Per ogni codice sopra citato, ci sono due vie da poter seguire: l’inquadramento come libero professionista o come ditta individuale.
Nel primo caso si tratta di lavoro intellettuale e di consulenza. La partita IVA si apre online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate e comporta l’iscrizione alla gestione separata INPS.

Nel secondo caso invece l’attività professionale viene svolta in modo artigianale (ad esempio la creazione di contenuti grafici, ecc.) e deve essere aperta tramite la Comunicazione unica d’impresa.

Tale Comunicazione è una pratica informatica che comprende l’iscrizione al Registro delle Imprese, Agenzia delle Entrate, INPS gestione artigiani/commercianti e INAIL. Questo inquadramento è sicuramente più oneroso per il professionista, che dovrà pagare dei contributi fissi INPS (circa 4.000 annuali), diritto annuale CCIAA e INAIL.

A prescindere dal codice Ateco, per lavorare in proprio è necessario quindi aprire una partiva IVA e scegliere in che regime operare.
Il regime forfettario è riservato ai redditi sotto i 65.000 euro/anno: il lavoratore autonomo, in questo caso, non è assoggettato all’IVA, agli studi di settore e nemmeno alla tenuta dei registri contabili. Paga una imposta sostitutiva del 5% (normalmente sul 78% dell’imponibile lordo) per i primi cinque anni, e poi del 15% (normalmente sul 78% dell’imponibile lordo).

Il regime ordinario, invece, presenta le seguenti aliquote IRPEF:

  • 23% per redditi fino a 15.000 euro;
  • 25% per redditi tra 15.000 e 28.000 euro;
  • 35% per redditi tra 28.000 e 50.000 euro;
  • 43% per redditi oltre 50.000 euro.

Affinché si possa parlare di lavoro autonomo, per arginare il fenomeno delle false Partite IVA, l’ordinamento italiano prevede che:

  • non vi sia un rapporto subordinato col committente;
  • l’attività venga svolta prevalentemente in proprio e dietro compenso;
  • il committente non coordini i lavori.

In ogni caso, prima dell’apertura della partita IVA e della scelta del regime fiscale, è necessario valutare, con un consulente fiscale, le scelte da operare, anche in considerazione dell’ eventuale ridotto periodo di attività.

Caso di contratto di lavoro subordinato a tempo determinato

In assenza del riconoscimento del titolo professionale o in attesa di sostenere l’esame eventualmente previsto come misura compensativa, si può valutare se procedere all’assunzione mediante contratto di lavoro subordinato a tempo determinato del lavoratore, ove ne ricorrano le condizioni e senza l’esercizio delle attività proprie della qualifica professionale di architetto.

In linea generale, come è noto, il termine al contratto di lavoro subordinato può essere apposto «solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni: a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori; b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria; b-bis) specifiche esigenze previste dai contratti collettivi di cui all’articolo 51» (art. 19, d.lgs. n. 81 del 2015).

Nell’apposizione del termine (fermi i limiti generali) deve tenersi conto che il D.P.C.M. del 28 marzo 2022 consente, al momento, di ottenere un permesso di soggiorno per protezione temporanea di durata annuale, prorogabile di 6 mesi in 6 mesi, per un ulteriore anno.

Il soggetto da assumere dovrà essere, dunque, munito di:

  • permesso di soggiorno per protezione temporanea ai sensi del D.P.C.M. del 28 marzo 2022 o ricevuta attestante la presentazione della domanda;
  • codice fiscale

Il datore di lavoro – ove ricorrano le condizioni per l’apposizione del termine e fermi i divieti di cui all’articolo 20, del decreto legislativo n. 81 del 2015 – stipulerà un contratto disciplinato dagli artt. 19-29, del medesimo decreto.

Ai sensi dell’art. 4-bis, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 (Recante “Disposizioni per agevolare l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell’articolo 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144”), entro le 24 ore del giorno precedente (anche se festivo) a quello di instaurazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro (o altro soggetto abilitato) è tenuto ad effettuare la comunicazione obbligatoria tramite il servizio informatico di invio delle comunicazioni obbligatorie. Con la compilazione e l’invio del modello c.d. “UniLav” si soddisfano tutte le comunicazioni all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), all’Istituto Nazionale per le Assicurazioni e Infortuni sul Lavoro (INAIL), e alle altre forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonché alla Prefettura – https://www.inps.it/inps-comunica/diritti-e-obblighi-in-materia-di-sicurezza-sociale-nell-unione-europea/moduli-di-comunicazione-il-modello-unilav.

Il modello contiene anche le indicazioni sugli impegni del datore di lavoro ai sensi del TUI, ovvero al pagamento delle spese per l’eventuale ritorno in patria dello straniero per il caso di un rimpatrio forzato e all’indicazione della sistemazione alloggiativa dello straniero – https://www.cliclavoro.gov.it/Aziende/Adempimenti/Pagine/Comunicazioni-Obbligatorie.html.

Per il pagamento dello stipendio, ove il lavoratore non sia in possesso o non abbia più l’accesso al suo conto corrente, è possibile ipotizzare l’uso di una carta prepagata con IBAN, per gli accrediti di stipendio e per effettuare e ricevere bonifici.

Per maggiori informazioni sull’accesso al mercato del lavoro vedi le FAQ del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su “Lavoro e protezione temporanea”.

Ulteriore “azione di accoglienza” agli architetti ucraini potrebbe consistere nell’attribuzione di un comodato d’uso gratuito per l’utilizzo di un locale e delle risorse strumentali dello studio di architettura.

Il contratto di comodato è disciplinato dal codice civile, agli articoli 1803-1812, e si sostanzia nell’attribuzione del godimento di un bene, mobile o immobile, che una parte (comodante) fa nei confronti di un’altra (comodatario).

Elemento essenziale che caratterizza il comodato è la gratuità della concessione del godimento della cosa per un uso determinato. Dal contratto di comodato derivano specifici diritti e obblighi in capo alle parti. Anzitutto, è consentito al comodatario utilizzare la cosa per tutto il tempo determinato dal contratto. Nel caso in cui le parti non abbiano stabilito un termine finale per la restituzione della cosa, il comodato è da intendersi convenuto per il termine necessario a garantire al comodatario il pieno utilizzo della res commodata conformemente a quanto previsto dal contratto.

Va altresì specificato che, ove le parti non abbiano previsto un termine finale, il comodante avrà diritto alla restituzione della cosa a semplice richiesta.

Sorge in capo al comodatario l’obbligo di conservare e custodire la res commodata (art. 1804 c.c.): ciò implica che graveranno sul comodatario tutte le spese ordinarie finalizzate a garantire la conservazione della cosa; egli ha però diritto al rimborso delle spese straordinarie sostenute per la conservazione della cosa (art. 1808 c.c.). Inoltre, il comodatario ha l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta alla scadenza del termine convenuto (art. 1809 c.c.) o, in caso di urgente bisogno del comodante, quando questi ne faccia richiesta.

È fatto divieto al comodatario di cedere la cosa oggetto del comodato a terzi (art. 1804 c.c.)

La legge non prevede alcun obbligo di forma per il perfezionamento del contratto di comodato, ritenendosi sufficiente un comportamento concludente; tuttavia, nei contratti ad uso professionale è preferibile stipulare il relativo contratto in forma scritta, al fine di evitare l’insorgere di possibili future controversie tra comodante e comodatario.

Il contratto di comodato può avere ad oggetto il godimento di beni mobili o di beni immobili. Nel caso di beni immobili, le parti possono convenire che il comodatario si serva anche esclusivamente di alcuni ambienti per lo svolgimento di attività professionali.

Può essere oggetto di comodato una singola stanza all’interno di un immobile e le postazioni ivi presenti necessarie ai fini dello svolgimento dell’attività professionale (ad esempio l’utilizzo di macchinari informatici, nonché la connessione a internet ovvero l’assistenza organizzativa a supporto delle attività professionali).

Nell’ambito di comodato d’uso gratuito di locali e/o di risorse dello studio professionale, sarebbe bene che il comodatario si obblighi, tramite apposita clausola contrattuale, a mantenere riservati ed a non divulgare a terzi notizie, dati o fatti inerenti all’espletamento delle attività professionali da parte del comodante o, comunque, apprese dal comodatario in ragione della presenza nello studio professionale.
Si tratta di previsioni contrattuali che rispondono alle esigenze di tutela della privacy delle attività svolte dai professionisti, nel rispetto della normativa dettata dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati e, più nello specifico, la disciplina sulla titolarità del trattamento dei dati (v. artt. 24-31, Regolamento 2016/679/UE).

Resta ferma l’applicazione di tutte le norme e gli adempimenti in materia di privacy per gli studi professionali.

L’accesso allo studio professionale di un cittadino ucraino (o equiparato) in qualità di professionista o dipendente o comodatario impone una verifica delle coperture esistenti, per i casi in cui “l’ospite”:

  • si infortuni (con o senza responsabilità dello studio per cui opera);
  • crei un danno a terzi (per evento accidentale o errore professionale).

Con riferimento al caso sub a), se le coperture non siano già garantite dalle polizze esistenti, si consiglia di valutare le seguenti soluzioni:

  • stipulare una polizza infortuni avente come contraente lo studio e come assicurato l’ospite. Così facendo, in caso di infortunio, l’ospite verrebbe indennizzato a prescindere dall’eventuale responsabilità dello Studio. In una polizza di questo tipo è opportuno inserire la clausola RC del contraente, a tutela dello Studio;
  • stipulare una polizza RCT avente come contraente lo studio, eventualmente estesa all’attività in cantiere, e precisando che i collaboratori dello studio sono considerati soggetti terzi. In questo caso, lo Studio sarebbe assicurato laddove l’ospite subisca un danno per responsabilità dello studio e debba essere indennizzato.

Con riferimento al caso sub b), si ritiene utile verificare che la polizza RC professionale dello Studio preveda l’inclusione tra gli assicurati dei professionisti o dei dipendenti che collaborano con lo studio.

In attesa della procedura europea di riconoscimento del titolo di studi ucraino e in assenza di specifica deroga (come quella prevista, per i settori sanitari e socio-sanitari, dall’articolo 34 del decreto-legge n. 21 del 2022), per l’esercizio in Italia della professione da parte dei soggetti sfollati dall’Ucraina (Paese ancora non appartenente, come è noto, all’UE), è, allora, necessario seguire la procedura ordinaria per il riconoscimento del titolo abilitante all’esercizio della professione di architetto e delle professioni dell’area dell’architettura prevista per i Paesi extra UE.

La principale normativa di riferimento è la seguente:

  • articolo 49, del D.P.R. 31 agosto 1999 n. 394, contenente “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”;
  • direttiva n. 2005/36/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio;
  • direttiva n. 2006/100/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio;
  • direttiva n. 2013/55/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio;
  • decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 (recante “Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania”) e successive modifiche e integrazioni.

Il Ministero competente per richiedere il riconoscimento del titolo abilitante all’esercizio della professione di architetto e delle professioni dell’area dell’architettura conseguito in paese Extra-UE è il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) [artt. 5, comma 1, lett. f) e 56, d.lgs. n.206 del 2007].

Di seguito il link a cui accedere per la modulistica da scaricare, compilare e presentare, unitamente alla documentazione indicata, ai competenti uffici specificati dal Ministero https://www.mur.gov.it/it/aree-tematiche/universita/professioni/libera-circolazione-dei-professionisti.

Il Ministero può stabilire che il riconoscimento del titolo sia subordinato ad una misura compensativa, che consiste nel superamento di una prova attitudinale o di un tirocinio di adattamento. Il riconoscimento del titolo (con decreto ministeriale) è valido solo per il soggetto richiedente e una volta ottenuto è possibile iscriversi all’Ordine territoriale.

ALLEGATI

ALLEGATO A: Facsimile contratto di collaborazione professionale con partita IVA – ALLEGATO B: Dichiarazione di assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato (ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 81 e seguenti modificazioni) – ALLEGATO C: Contratto di comodato di immobile